Non è Roma, non è Firenze, non è Venezia, e neppure Verona. E proprio per questo, Biella è la meta perfetta per un fine settimana fuori dai circuiti turistici più noti e affollati, una chicca piemontese tutta da scoprire.
Un centro storico in cui godere di splendidi palazzi, strade pedonali, negozi e panorami sulle montagne. Un patrimonio gastronomico che vanta ingredienti e ricette di altissima qualità, ma anche i giusti indirizzi nei quali godere di cucina e accoglienza.
E nei dintorni di Biella, c’è solo l’imbarazzo della scelta per chi voglia immergersi nella natura, dedicarsi all’arte e alla cultura ed entrare in contatto con produttori locali.
Qui di seguito troverete la traccia del mio fine settimana a Biella e dintorni, che non è esaustivo di tutte le possibilità che il territorio mette a disposizione, ma è certamente un buon inizio!
Alla scoperta delle eccellenze gastronomiche del territorio: i formaggi e la birra artigianale
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Tra le eccellenze gastronomiche del territorio Biellese, un ruolo di punta hanno i formaggi, frutto di una antica tradizione casearia, e le birre, prima fra tutte la Menabrea che nasce proprio qui nel 1846.
Questo weekend ha avuto per me proprio lo scopo di esplorare il territorio attraverso queste due eccellenze, che ho potuto apprezzare soprattutto grazie alla visita di Caseificio Rosso e di Birrificio Un Terzo, preziose e attuali testimonianze di come territorio, tradizione e visione imprenditoriale possano convivere con successo.
Le birre artigianali di Birrificio Un Terzo
Sulla storia brassicola biellese e sullo specifico caso di Birrificio Un Terzo, a Pralungo, ti consiglio di leggere l’articolo approfondito scritto da Stefano Moraschini, degustatore professionista di birre artigianali e conoscitore del mondo brassicolo. Leggi “Birrificio un Terzo”.
Caseificio Rosso: le radici e il futuro
Ho visitato un buon numero di caseifici, e trovo sempre incredibilmente arricchente questo tipo di visite. Non solo: visitare un caseificio dà un ritorno di realtà notevole a chi, come me, il formaggio non lo fa ma semplicemente lo mangia. Fare il formaggio è difficile e impegnativo. Farlo buono lo è ancora di più, e oggi richiede, oltre a un notevole impegno, anche aggiornamenti continui. La tradizione è un punto di partenza, ma non basta più.
Al Caseificio Rosso ho trovato la convivenza perfetta di queste due entità: il legame con le radici (fatte di storia e di territorio) ma anche la capacità e la volontà di operare nel presente, con lo sguardo orientato verso il futuro. È quello che chiamiamo, più sinteticamente, “visione”.
La storia di Caseificio Rosso
Una visione che è cominciata oltre 130 anni fa con Rosa Pidello, poi coniugata Rosso. Inizia come allevatrice, per poi diventare casara. Ma Rosa Pidello è molto più di una casara. Capisce che la rete è quella che può fare la differenza: ritira il latte dagli allevamenti e si occupa della produzione del formaggio, ma non solo. Ritira anche i formaggi semilavorati e si occupa della caseificazione.
Qualcosa di innovativo, sì, ma Rosa Pidello va oltre. Molti erano, all’epoca, quelli che facevano alpeggio, tanti nella valle di Gressoney. Rosa Pidello inventa quello che non c’è: un servizio di “portatori” che copre tutti gli alpeggi.
Nel frattempo, vicino a casa apre un minimarket, o meglio un antesignano del minimarket, uno di quei luoghi in cui si può trovare qualsiasi cosa, e dall’alpeggio le chiedono di portare ogni tipo di bene di necessità altrimenti introvabile. Inizia nel Biellese ma poi si apre al mercato di Ivrea, al Canavese, eccetera.
Alla base c’era la fiducia reciproca: i malgari si fidavano di lei, lei si fidava dei malgari. Una volta all’anno si trovavano al ristorante e a uno a uno sistemavano i conti.
Con il tempo il servizio di stagionatura si fa sempre più importante.
Negli anni Ottanta le cose cambiano molto, ma ancora oggi Caseificio Rosso mantiene ben saldo il suo legame con il territorio, ma con una visione più ampia e proiettata al futuro.
Forma, il museo dell’alpicoltura
Via Pier Giorgio Frascati 146, Pollone (BI)
Avete mai visto un “museo del formaggio”? Io sì, e nulla aveva a che fare con la qualità, le ricerca e la storia che questo spazio è in grado di raccontare. FORMA (scritto in stampatello) è il museo che nasce da una precisa volontà di Caseificio Rosso, quella di raccontare attraverso immagini, parole e oggetti, la storia di un territorio, della sua tradizione di lavoro sulle Alpi e della tradizione del formaggio.
Potrebbe sembrare qualcosa di già sentito dire, e forse lo è, ma difficilmente troverete una narrazione così coerente e puntuale, capace di far convivere la storia dell’azienda con quella più ampia del territorio.
Non posso quindi che consigliarvi una visita a questo spazio, che sia dal punto di vista estetico che da quello curatoriale davvero non ha nulla da invidiare a realtà più blasonate.
Le visite possono essere effettuate solo tramite prenotazione chiamando numero +39 015 610 8887 o mandando una mail a formamuseum@caseificiorosso.it.
I formaggi di Caseificio Rosso e le degustazioni
Caseificio Rosso attualmente produce oltre 40 tipi di formaggio (!!) e ogni anno colleziona premi ai concorsi nazionali e internazionali. Ho avuto il piacere, al termine della degustazione, di assaggiarne 7 e non ho alcuna difficoltà a capire il perché. Sono tutti formaggi che non solo sono “ben fatti” ma hanno personalità, legame con il territorio, equilibrio organolettico. Nulla di tutto questo è scontato!
Nello specifico, ho assaggiato:
- Maccagno, ovvero il formaggio biellese per eccellenza, nonché presidio Slow Food. Un formaggio dalla breve stagionatura, burroso. Pare se ne fosse innamorato Quintino Sella, e come dargli torto!
- Toma a latte scremato, caratteristica della Valle Elvo. A differenza del Maccagno da tradizione si è sempre usato il latte di due mungiture.
- Madama Reale, formaggio a pasta semicotta prodotto solo con latte di pezzata rossa e una stagionatura minima di 5 mesi, ma arriva con grande equilibrio sino a un anno.
- Toma Brusca o Gratin, nata per caso dal processo naturale di acidificazione, con una formazione naturale di muffe.
- Maccagno affinato con la birra artigianale Margot di Birrificio Un Terzo: senza dubbio il miglior formaggio affinato alla birra che io abbia mai assaggiato!
- Blu DiVino, un erborinato di vacca affinato al vino Barbera d’Asti. Anche in questo caso posso sostenere senza esagerazioni che si tratti di uno dei migliori erborinati al vino mai provati (non a caso di lì a poco è stato premiato al Salon di Fromage a Parigi!)
- CapraBlu, un blu di capra con stagionatura due mesi, anche questo in perfetto equilibrio tra le note animali e quella lattiche.
La formula visita al museo FORMA + degustazione ha un costo di 30€ a persona e ve lo consiglio senza alcuna remora!
Ultimo ma non per importanza: all’uscita incrociate lo shop del caseificio in cui fare shopping di cose buonissime!
Visitare il centro storico di Biella
Biella Piano
L’itinerario a Biella non può che partire dal Piano, ovvero la zona bassa. Il cuore religioso della città ha le sembianze di una cartolina, con il Battistero di San Giovanni e la cattedrale di Santo Stefano.
Il Battistero di San Giovanni Battista è splendido esempio di architettura romanica, il più importante in Piemonte, al cui interno sono ancora visibili affreschi di inizio XIV secolo insieme ad altri frammenti di fine ‘200.
Il Duomo, dedicato a Santo Stefano protomartire, è monumento nazionale dal 1940. Sorge su una chiesa preesistente dell’XI secolo, ma il suo aspetto odierno racconta delle evoluzioni storico architettoniche avvenute tra il 1402 e il 1772.
Un dettaglio che mi ha davvero incuriosita è l’affresco del Cristo della domenica, In fondo ai resti dell’antico portico laterale. Si tratta di un’iconografia cristiana presente dalla metà del XIV secolo agli inizi del secolo XVI in Italia e in Europa, di cui non ero a conoscenza e che non mi è mai capitato di vedere prima. La figura del Cristo è circondata e “colpita” da strumenti di lavoro che esortano a riposarsi, appunto, di domenica! Mentre alla base ci sono elementi che ricordano il tempo libero, come le carte da gioco. Un’iconografia che scomparve poi nel clima del Concilio di Trento e della Controriforma.
Il Piazzo
La storia della città di Biella comincia in epoca romana, quando era chiamata “Bugella”, ma è con il Medioevo che vede la sua prima “fioritura”. Oggi, di quel momento storico, ammiriamo il Piazzo, ovvero il borgo fondato nel 1160 dal vescovo di Vercelli Uguccione, cercando un luogo sicuro dai ghibellini. Il borgo nel tempo si popolò grazie alle concessioni (tra cui il mercato settimanale e la presenza del tribunale) e anche le famiglie nobili trasferirono qui la loro residenza, regalando al borgo, nel corso del tempo, splendidi palazzi di cui ancora oggi ammiriamo la bellezza, come Palazzo Ferrero, Palazzo La Marmora (vi consiglio la visita agli splendidi giardini) e Palazzo Gromo Losa.
Il cuore del Piazzo è ancora oggi Piazza Cisterna, particolarmente caratteristica grazie alla presenza dei portici, sotto ai quali si susseguono botteghe e ristoranti. Quello che non vediamo più è il castello di Uguccione, abbattuto durante una rivolta popolare nel 1377.
Grazie alla sua posizione in altitudine, il Piazzo regala anche bellissimi panorami sulle montagne, in primis la Montagna Mucrone, amatissima dai Biellesi!
Se scendete dal piazzo a piedi, come vi consiglio, passate da Porta della Torrazza. Fu costruita in mattoni rossi alla fine del XVIII secolo in sostituzione di una porta medievale. Un modo per celebrare l’arrivo di Vittorio Amedeo III e della regina Maria Antonia Ferdinanda di Spagna, in visita alla città e al Santuario di Oropa.
Dormire a Biella in una dimora storica
Se vuoi che il tuo weekend a Biella sia davvero indimenticabile, ti consiglio di regalarti un pernottamento a Palazzo La Marmora, proprio nel cuore del Piazzo. Si tratta di una dimora storica del XVI secolo, che appartiene alla stessa famiglia da otto secoli, e che oggi funge da location per eventi e matrimoni, con alcuni appartamenti dedicati ai turisti.
La sensazione è davvero quella di “dormire nella storia”, tra giardini rinascimentali (che potrete visitare) scuderie storiche e affreschi che raccontano le gesta di una delle famiglie più importanti del Risorgimento italiano.
Gli appartamenti sono curati nei minimi dettagli, molto ampi e funzionali, ma allo stesso tempo mantengono alla perfezione il legame con la storia. Devo dire che uscire la mattina è un peccato, da quanto sono belli!!
Da non perdere nei dintorni di Biella: il Santuario di Oropa
Il Santuario di Oropa è sempre stato lì, nel mio immaginario. Ne avevo sempre sentito parlare, sapevo solo della sua maestosità e della sua invidiabile posizione tra le montagne. E, ovviamente, della Madonna nera.
Visitarlo è stato davvero magnifico, e le mie aspettative sono state molto più che esaudite!
Si tratta del santuario mariano più importante delle Alpi, patrimonio UNESCO dal 2003, nel cuore dei fedeli da molto più tempo.
Oggi la sua architettura è molto più grande, e diversa, rispetto al progetto originale, e racconta delle evoluzioni storico liturgiche che si sono succedute nel tempo.
Tutto inizia nel IV secolo quando Eusebio, primo vescovo di Vercelli, per sfuggire alle persecuzioni ariane, portò con sé una statua della Madonna scolpita in legno di cirmolo (la celebre Madonna Nera) e la nascose tra i massi della valle di Oropa.
Nel Medioevo, intorno al 1200, i documenti iniziano a citare ufficialmente la presenza di una piccola chiesa (un sacello) e di alcuni romitori (degli anfratti) dove i pellegrini sostavano. Già allora la Madonna Nera era oggetto di grande venerazione da parte delle popolazioni locali che salivano a piedi dalla pianura per chiedere protezione.
La vera trasformazione di Oropa da piccolo santuario di montagna a maestoso complesso monumentale avviene però tra il 1600 e il 1700 quando i duchi di Savoia, molto devoti alla Madonna di Oropa, decisero di fare del santuario un simbolo della loro potenza e fede.
Fu in questo periodo che vennero chiamati i più grandi architetti dell’epoca, come Filippo Juvarra (che disegnò la maestosa Porta Regia) e Guarino Guarini.
Il santuario divenne una “città nella montagna”, con la costruzione dei grandi cortili, dei portici e delle foresterie per ospitare i pellegrini che arrivavano ormai da tutta Europa.
Un momento cruciale della storia di Oropa fu l’epidemia di peste del 1599. La città di Biella fece un voto alla Madonna per essere risparmiata e, poiché la città rimase miracolosamente indenne, iniziò la tradizione dei grandi pellegrinaggi annuali e la costruzione del Sacro Monte.
Cosa e dove mangiare a Biella
La cucina piemontese non ha certo bisogno di presentazioni, in perfetto equilibrio tra il rigore contadino e la raffinatezza della corte sabauda. In questo panorama, il Biellese trova una posizione di rilievo con una cucina che si fa più sostanziosa, pensata per ritemprare chi lavorava nei campi, nei pascoli o nei lanifici.
I prodotti tipici e i piatti da non perdere
I formaggi
Protagonista indiscusso (come abbiamo visto all’inizio di questo articolo) è il formaggio, grazie ai pascoli d’alta quota che regalano latte di altissima qualità e a una lunga tradizione casearia che è arrivata sino a noi e che ancora è capace di rinnovarsi senza mai perdere qualità.
Le due eccellenze del territorio sono la Toma biellese e il Maccagno. Non a caso il Maccagno era il formaggio preferito della Regina Margherita di Savoia, che ne apprezzava la delicatezza e il profumo di erbe di montagna. Un indirizzo speciale per lo shopping caseario è quello di Caseificio Rosso (trovi tutte le informazioni all’inizio di questo articolo).
La polenta concia
Dimenticate tutto quello che sapete della polenta concia: questa è un abbraccio cremoso di farina di mais fusa con abbondante burro d’alpeggio e formaggi locali (solitamente Toma o Maccagno!). È il “comfort food” biellese per eccellenza. Io l’ho provata a pranzo da Cenoira e non posso che consigliarla! La trovate solo a pranzo.
Ris e Cuscòt
Un piatto povero della tradizione contadina, una sorta di minestra densa di riso e cavolo verza, perfetta per le giornate invernali.
La merenda sinoira (o cenoira)
Questo non è un piatto ma un vero e proprio rituale dell’antica tradizione contadina piemontese e biellese. Si trattava di uno spuntino, una merenda appunto, che chi lavorava in campagna consumava nei tardi pomeriggi d’estate, quando le giornate di lavoro erano molto lunghe e serviva rinfrancarsi per arrivare all’ora di cena. Oggi per noi è qualcosa di molto più simile all’aperitivo e, così come per la polenta concia, non posso che consigliarvi di provare questa gustosissima esperienza da Cenoira.
Paletta di Coggiola
Si tratta di un prosciutto di spalla suina. Il suo nome curioso deriva dalla forma dell’osso della scapola del maiale (piatto e simile, appunto, a una paletta) su cui poggia il muscolo della spalla utilizzato per la preparazione. Nasce, come spesso capita nei prodotti della tradizione, come salume per i meno abbienti, in quanto la spalla (al contrario ad esempio della coscia) era una parte più povera dell’animale. Oggi Slow food ha inserito questo salume nella sua selezione di Arca del Gusto!
Canestrelli Biellesi
Si tratta di due cialde sottilissime e croccanti che racchiudono uno strato di cioccolato fondente e nocciole. Diversi da quelli liguri, sono leggeri e raffinati.
Due indirizzi da non perdere per mangiare a Biella
Cenoira
Piazza San Giovanni Bosco 7, Biella
Il nome richiama proprio quella merenda contadina di cui vi accennavo sopra. Ma Cenoira è molto di più! È un locale dove ritrovare, o scoprire, i sapori della tradizione, partendo da ingredienti di altissima qualità e con proposte che coprono tutti i momenti della giornata, dal brunch (la domenica, dalle 11 alle 14.30) ai pranzi, passando per gli aperitivi (per provare la merenda cenoira) fino alle cene.
Vi segnalo l’ottima polenta concia (mi raccomando, arrivate affamati!) per pranzo, ma vale assolutamente la pena provare uno dei 7 taglieri che portano il nome di altrettanti mestieri della tradizione: magnan, l’artigiano che lavora il ferro; picapere, lo scalpellino; maslè, il macellaio; gabassin, il facchino; cuntadin, il contadino; cadregat, il seggiolaio; minusiè, il falegname.
Su qualsiasi tagliere andrà la vostra scelta, avrete la possibilità di assaggiare delle vere prelibatezze locali a dei prezzi davvero onesti.
Per accompagnare i vostri piatti, non posso che segnalare anche in questo caso le birre eccellenti di Birrificio Un Terzo! Nell’indecisione, fatevi consigliare da Michele, perfetto oste e padrone di casa!
Binario Zero
Piazza San Paolo 4, Biella
Perfetto per chi arriva o riparte dalla stazione, ma vale la pena anche andarci apposta. Binario Zero nasce per dare un’alternativa di qualità agli hamburger e alle proposte che generalmente classifichiamo come “fast food”. E ci dà la prova che possono essere fatte con cura, con ingredienti di qualità e in connessione con il territorio. Ecco perché, ad esempio, il formaggio scelto per i panini non è un semplice formaggio, ma il Maccagno. Il pane, fragrante e profumato, è fatto in casa. La protagonista, la carne, è quella locale, come la scottona piemontese battuta al coltello.
Non mancano sfiziosità da condividere, magari prima dell’arrivo dell’hamburger, ma anche insalate e altre proposte, senza dimenticare i dolci, davvero eccellenti!
Segnalo, tra l’altro, che a menù trovate sempre un “burger gourmet solidale”. Per ogni burger venduto viene devoluto 1 euro per un’associazione locale, che cambia periodicamente.
A completare la proposta, birre artigianali con vasta scelta del territorio.




















